Emmax

Diario semi-serio di una coppia sardo-americana.


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Max: le percezioni – (Come rinnovare la patente italiana a New York)

Ho fatto ore di ricerche per capire come funzionasse il rinnovo della patente italiana per chi vive qui a New York, ma nonostante ciò non sono riuscito a trovare nessuna informazione esaustiva che mi mettesse a posto con me stesso. In pratica non è chiaro niente. Nel sito del Consolato c’è l’elenco dei medici abilitati ad effettuare la visita medica indispensabile per il rinnovo, che poi significa DUE medici in tutta New York. Uno che ha lo studio a Brooklyn, ma molto a sud quindi scomodo da raggiungere, e l’altro che ha lo studio a Yonkers (cittadina a nord di New York) ma che due volte alla settimana riceve nell’Upper East Side di Manhattan. Ho cercato informazioni su di lui su internet e ho capito che è un MD specializzato in ostetricia e ginecologia (EH?) e che in passato è stato candidato alla Camera dei Deputati tra le file dell’UDC. Poi ho chiamato al numero del suo studio di Yonkers e ha riposto lui in persona e mi ha dato l’appuntamento per stamattina, non prima aver specificato più volte l’importo da pagare per la visita, 125 bucks da elargire rigorosamente cash o con assegno. No credit cards, ha detto. Questa cosa un pochino mi ha fatto pensare, ma mai quanto il fatto che al telefono avesse risposto lui direttamente, col suo marcato accento meridionale (vabbè, parlo io…). Continua a leggere


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Max: voltare pagina

Emmax Bar Paderi

Ormai questo blog è diventato una specie di soprammobile impolverato, di quelli che stanno là e ti ricordi che ci sono solo quando ci capiti per sbaglio con lo sguardo, e allora magari decidi anche di prenderlo e dargli una spolveratina ma di buttarlo no, non se ne parla proprio. Avevo grandi aspettative per questo blog, in cui avevo iniziato a scrivere fin dagli ultimi mesi in cui ancora vivevo a Bologna e non avevo bene in testa cosa mi riservava il futuro. Sapevo solo che sarei dovuto venire a New York, e già questo bastava per farmi credere che la mia vita sarebbe stata piena di cose da raccontare. E un pochino è stato effettivamente così, soprattutto all’inizio, in cui ogni cosa era nuova e mi sono successe cose importanti tipo iniziare a cantare al coro dell’ONU. Il primo periodo è stato bello ma anche molto difficile – dopo pochi giorni che ero qui è arrivata la notizia della malattia del papà della Gilmore, che è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Stavamo mettendo le basi per questo nuovo capitolo di vita insieme, per la prima volta in una casa tutta nostra, in un paese e in una cultura che conoscevo appena. Vivevamo un momento che aspettavamo tantissimo, che sapevamo essere già di per se difficile, una transizione importante in cui dovevamo stare attenti a calibrare ogni emozione, a cercare di capire l’uno le esigenze e i sentimenti dell’altro. Continua a leggere


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Max: duemilaquindici

Quasi un anno intero. No, non è il lasso di tempo che è passato dall’ultima volta che ho scritto qui, su quello ci stiamo lavorando. E’ il tempo che è passato dall’ultima volta che sono stato in Italia. “Beh e a noi cosa interessa?” direte voi, e avete pure ragione, ma siamo sotto le feste e quindi un po’ mi viene da pensare alla famiglia e agli amici che sono in Italia. Nel 2015, a parte i primi giorni dell’anno (in cui ero a Bologna), per tanti motivi non sono mai andato in Italia, ho fatto tutta una tirata fuori dalla terra natia. E’ stato un anno impegnativo ma pieno di sorprese, sono successe un sacco di cose! Non ho mai guidato, per esempio, io che a Bologna prendevo la macchina anche per andare a lavoro o alla Coop, entrambi a 500 metri da casa. Non ho fatto nemmeno un bagno al mare, io che sul mare ci sono praticamente cresciuto. Sono andato con la Gilmore in Guatemala, ad Antigua, e ci siamo innamorati di quella città coi suoi vulcani con nomi impronunciabili. Continua a leggere


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Max: cartoline dalla Cina

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Sono appena tornato da un viaggio di 17 giorni in Cina, durante il quale ho visitato parecchie città, dormito in parecchi alberghi e passato moltissimo tempo su mezzi di locomozione spostandomi da un posto all’altro. La Cina è grande. Nel senso che è proprio grande, estesa. Ogni distanza è amplificata, un posto considerato vicino è a 6 ore da te. E in Cina ci sono tantissime persone, quasi 1.4 miliardi secondo Wikipedia. Sono stato in città enormi di cui non avevo mai sentito il nome ed è quasi difficile trovare nelle cartine, che hanno milioni di abitanti. Ero là col coro dell’ONU per le celebrazioni del 70esimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale e della nascita delle Nazioni Unite. Il bilancio dell’esperienza è positivo, mai nella mia vita avrei pensato di avere la fortuna di visitare i posti in un modo così privilegiato. Ho visitato posti stupendi come la città natale e la casa di Confucio, cantato in teatri importanti come la Concert Hall di Pechino o in stadi gremiti (a Linzhou), girato un video in costume (con telecamere su carrelli o su addirittura su droni!) sulla Grande Muraglia, conosciuto persone parecchio famose in terra cinese, dormito in alberghi molto belli accolto dai sindaci delle città, incontrato Ban Ki Moon in cima ad una montagna sotto la pioggia, partecipato a inaugurazioni di mostre d’arte o foto, assistito ad uno spettacolo dei “China disabled people’s performing art troupe” tutto per noi, passato del tempo coi bimbi di una scuola e gli ospiti di un centro anziani. Il momento più emozionante però è stato quando siamo entrati in una chiesa cattolica gremita di fedeli in una zona povera di Guyiang, quelle facce e quel calore saranno difficili da dimenticare. Insomma, un’esperienza di vita che sono felice di aver vissuto.
Detto questo, ci sarebbero alcune considerazioni da fare sulla Cina e i cinesi: Continua a leggere


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Max: la gente di New York

IMG_20150311_145503In quasi due anni in questa città qualche cosa dei niuorchesi l’ho capita, per esempio che hanno sempre fretta. Corrono per strada, corrono alla metro, sono impazienti di arrivare chissà dove, sembrano sempre in ritardo. Che poi li capisco pure: a New York, se esci di casa per andare – che ne so – dall’altra parte della città, ad un appuntamento a cui DEVI arrivare puntuale – devi innanzitutto sperare che tutto vada per il verso giusto, poi accelerare il passo. Da subito, da appena metti il piede fuori di casa. Perciò anche dentro ai palazzi, quando li incontri nei corridoi o le scale, spesso non ti salutano, ma non è che ce l’hanno con te, è che proprio non ti considerano, non ti vedono nemmeno, tanto sono presi dai loro pensieri sulla struttura della loro giornata e su quale strategia utilizzare per ottimizzare meglio il loro tempo. Sono multitasking. Nel tragitto verso il loro appuntamento fanno un sacco di cose. Prima di tutto si dirigono a passo spedito verso la stazione della metropolitana, spesso con delle enormi cuffie sulla testa che gli danno quell’aria assente tipica di chi è isolato nel proprio microcosmo musicale (che poi quella musica, almeno nella zona dove vivo io, è spesso il reggaeton o come cavolo si scrive, quella schifezza tipo Aventura, o a volte hip-hop/rap, o techno sparata a palla), magari canticchiano, o cantano proprio con voce piena perché magari lavorano a Broadway (a New York sono tutti artisti), e sempre incuranti di tutto ciò che hanno intorno magari ripassano pure la coreografia. Quelli che ascoltano hip-hop di solito mimano i movimenti dei rapper. Yo. Camminano e parlano al telefono mentre bevono un caffè. Una volta ho visto un ragazzo in bicicletta sul marciapiede col piede sul manubrio che si legava la scarpa, giuro. Un altro stava facendo trazioni usando come sbarra dei tubi di un ponteggio, mentre parlava al telefono usando l’auricolare. Continua a leggere


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Max: pensierini dalla Subway

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– Il tipo che si taglia le unghie in metro (è molto più frequente vedere gente che si limita a limarle – scusate se allittero). Non è nel mio raggio visivo ma sento il tik-tik del tagliaunghie e vedo le facce schifate di chi assiste alla scena.
– La tipa che si mette l’eyeliner col treno in movimento. Intrepida e spericolata, ma talentuosa ed esperta.
– Il sosia di quello dei Tokyo Hotel.
– La bimba bionda col fiocco bianco in testa che legge un libro stando in piedi, appoggiata ad un palo, con assoluto autocontrollo nonostante gli scossoni della linea A quando va express da 125th a 59th. (E’ quella nella foto, che ad un certo punto ha trovato un posto libero per sedersi).
– Guardare le scarpe della gente per farmi un’idea di quali vorrei. Poi alla fine prenderó le solite allstar.
– Linea A, 1 di notte. Ragazzo non ho capito di che razza con abito gessato scuro, camicia e gilet scuri, cravatta chiara con un triplo nodo fichissimo, moquette assurda in testa, sguardo fiero e barba senza baffi, skateboard che fa contrasto col gessato, penne e fazzoletto a far capolino dal taschino della giacca inamidata, bottiglietta di vetro contenente credo gin estratta dalla tasca interna. Si è preso gioco del tizio seduto accanto a me che dormiva con la bocca aperta, facendo il gioco di infilargli in bocca una penna prima, poi una sigaretta rollata, infine un sospettissimo involucro ricoperto di pellicola trasparente. Il tutto tra l’ilaritá (sua) e l’indifferenza di noi altri astanti. Poi ha cominciato a fissare i miei piedi, e mi ha chiesto dove ho preso le Converse marroni, che non le aveva mai viste e che sono cool.  Ho detto che non mi ricordo. Poi ha preso un bigliettino da visita dal taschino ed ha iniziato a scriverci qualcosa, e dopo qualche fermata, prima di scendere dal treno, ha sfoggiato uno sguardo da uomo che non deve chiedere mai e ha allungato il biglietto alla ragazza che era seduta accanto a lui. Io vorrei chiedere alla ragazza cosa pensa.
– La signora accanto a me che si toglie gli stivali neri e indossa le scarpe da ginnastica, sempre con gli occhi spalancati e le sopracciglia in su per apparire meno cinquantenne.
– Gli stivaletti waterproof con pellicciotto a fine Aprile.