Emmax

Diario semi-serio di una coppia sardo-americana.


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Cronache dalla panchina numero due.

Sotto la nuova casa ci sono un sacco di panchine che io frequento spessissimo da quando viviamo qui. Dalla panchina numero due capita spesso di assistere a partite di tennis molto spettacolari. Ad esempio oggi c’erano due bravi. Sono arrivati quando il campo era occupato da una signora sulla sessantina con una tredicenne, scarsissime (ma per fortuna in quel momento ero impegnato al telefono con Luis che mi aggiornava sulla situazione in Venezuela e sui fatti suoi in generale). Questi due bravi sono arrivati con la moglie di uno di loro (ma non ho capito quale dei due) e bambini al seguito, però ad un certo punto questa famiglia è sparita nel nulla dirigendosi verso i campi da bocce. Mentre i due tennisti iniziavano il rituale della partita a tennis pomeridiana con l’amico. Due chiacchiere a bordo campo nell’attesa che quelle due scarse – nonna e nipote, forse? – finissero quell’agonia di partitella e poi via con la cernita delle palline, che sembrava simile alla scelta degli avocado al supermercato – secondo me hanno scelto quelle non troppo mature, un po’ più durelle insomma. Dopo aver chiesto cortesemente alla nonna se avessero finito il loro entusiasmante match, visto che nel frattempo si erano sedute su una panchina sfinite come se avessero appena fatto una gara di triathlon estremo, sono andati verso il campo tenendo una pallina in mano e mettendone altre nelle tasche. Dopo c’è stata la scelta della parte di campo, quella al sole o quella all’ombra. Sun or shadow. Quello che ha subìto la scelta, ed è dovuto andare al sole, ha fatto ironia sul fatto che lui partiva con un handicap. Ma dicendolo come a dire “Sarò fortissimo comunque“. Prima dimostrazione di competitività. Continua a leggere


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Rotolando verso sud.

Traslochiamo di nuovo. Dopo 4 anni (e 2 appartamenti) nello stesso quartiere, dal prossimo mese andiamo a vivere in un posto nuovo dall’altra parte di Manhattan. Il motivo è puramente logistico, ovvero la distanza dall’ospedale dove la Gilmore dovrà fare la specializzazione in Ostetricia e Ginecologia per i prossimi 4 anni. Stiamo ancora lavorando sull’accettazione del fatto che resteremo a New York invece che traslocare in California come, un pochino, avevamo sperato ed iniziato a credere veramente che stesse per succedere (forse la Gilmore più di me, ma alla fine pure io mi stavo abituando all’idea e mi stavo immaginando le corse sulla spiaggia, il sole tutto il giorno e me stesso con il fisico da bodybuilder). Quindi qualche settimana fa abbiamo iniziato la ricerca di un nuovo appartamento. Dopo questo ultimo anno e mezzo in questo appartamento bello, piano alto, grandissimo, esposto su tre lati, pieno di finestre che affacciano su un bellissimo parco, due balconi enormi (uno con la vista dell’Hudson e il George Washington bridge e l’altro con una vista della città e, in lontananza, la famosa skyline), io e la Gilmore ci siamo un pochino viziati. All’inizio della ricerca ci eravamo detti che non potevamo fare a meno del balcone (le nostre serate barbeque? Il nostro barbeque?? Le piante?), e magari avremmo voluto continuare a vedere il fiume dalle finestre e avere il verde vicino. Per sparare alto avremo addirittura sperato in una lavatrice in casa (cosa alquanto rara a NY). Abbiamo pensato che Long Island City, ovvero la costa del Queens che sta direttamente di fronte a Manhattan Est, oltre il fiume, potesse avere quello che cercavamo noi. E in effetti lo aveva, ma in contesti superfighetti e a prezzi per noi improponibili, una cosa tipo il doppio di quello che paghiamo qui. Continua a leggere


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Le percezioni – (Come rinnovare la patente italiana a New York)

Ho fatto ore di ricerche per capire come funzionasse il rinnovo della patente italiana per chi vive qui a New York, ma nonostante ciò non sono riuscito a trovare nessuna informazione esaustiva che mi mettesse a posto con me stesso. In pratica non è chiaro niente. Nel sito del Consolato c’è l’elenco dei medici abilitati ad effettuare la visita medica indispensabile per il rinnovo, che poi significa DUE medici in tutta New York. Uno che ha lo studio a Brooklyn, ma molto a sud quindi scomodo da raggiungere, e l’altro che ha lo studio a Yonkers (cittadina a nord di New York) ma che due volte alla settimana riceve nell’Upper East Side di Manhattan. Ho cercato informazioni su di lui su internet e ho capito che è un MD specializzato in ostetricia e ginecologia (EH?) e che in passato è stato candidato alla Camera dei Deputati tra le file dell’UDC. Poi ho chiamato al numero del suo studio di Yonkers e ha riposto lui in persona e mi ha dato l’appuntamento per stamattina, non prima aver specificato più volte l’importo da pagare per la visita, 125 bucks da elargire rigorosamente cash o con assegno. No credit cards, ha detto. Questa cosa un pochino mi ha fatto pensare, ma mai quanto il fatto che al telefono avesse risposto lui direttamente, col suo marcato accento meridionale (vabbè, parlo io…). Continua a leggere


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Emmax Bar Paderi

Ormai questo blog è diventato una specie di soprammobile impolverato, di quelli che stanno là e ti ricordi che ci sono solo quando ci capiti per sbaglio con lo sguardo, e allora magari decidi anche di prenderlo e dargli una spolveratina ma di buttarlo no, non se ne parla proprio. Avevo grandi aspettative per questo blog, in cui avevo iniziato a scrivere fin dagli ultimi mesi in cui ancora vivevo a Bologna e non avevo bene in testa cosa mi riservava il futuro. Sapevo solo che sarei dovuto venire a New York, e già questo bastava per farmi credere che la mia vita sarebbe stata piena di cose da raccontare. E un pochino è stato effettivamente così, soprattutto all’inizio, in cui ogni cosa era nuova e mi sono successe cose importanti tipo iniziare a cantare al coro dell’ONU. Il primo periodo è stato bello ma anche molto difficile – dopo pochi giorni che ero qui è arrivata la notizia della malattia del papà della Gilmore, che è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Stavamo mettendo le basi per questo nuovo capitolo di vita insieme, per la prima volta in una casa tutta nostra, in un paese e in una cultura che conoscevo appena. Vivevamo un momento che aspettavamo tantissimo, che sapevamo essere già di per se difficile, una transizione importante in cui dovevamo stare attenti a calibrare ogni emozione, a cercare di capire l’uno le esigenze e i sentimenti dell’altro. Continua a leggere


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duemilaquindici

Quasi un anno intero. No, non è il lasso di tempo che è passato dall’ultima volta che ho scritto qui, su quello ci stiamo lavorando. E’ il tempo che è passato dall’ultima volta che sono stato in Italia. “Beh e a noi cosa interessa?” direte voi, e avete pure ragione, ma siamo sotto le feste e quindi un po’ mi viene da pensare alla famiglia e agli amici che sono in Italia. Nel 2015, a parte i primi giorni dell’anno (in cui ero a Bologna), per tanti motivi non sono mai andato in Italia, ho fatto tutta una tirata fuori dalla terra natia. E’ stato un anno impegnativo ma pieno di sorprese, sono successe un sacco di cose! Non ho mai guidato, per esempio, io che a Bologna prendevo la macchina anche per andare a lavoro o alla Coop, entrambi a 500 metri da casa. Non ho fatto nemmeno un bagno al mare, io che sul mare ci sono praticamente cresciuto. Sono andato con la Gilmore in Guatemala, ad Antigua, e ci siamo innamorati di quella città coi suoi vulcani con nomi impronunciabili. Continua a leggere


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Cartoline dalla Cina

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Sono appena tornato da un viaggio di 17 giorni in Cina, durante il quale ho visitato parecchie città, dormito in parecchi alberghi e passato moltissimo tempo su mezzi di locomozione spostandomi da un posto all’altro. La Cina è grande. Nel senso che è proprio grande, estesa. Ogni distanza è amplificata, un posto considerato vicino è a 6 ore da te. E in Cina ci sono tantissime persone, quasi 1.4 miliardi secondo Wikipedia. Sono stato in città enormi di cui non avevo mai sentito il nome ed è quasi difficile trovare nelle cartine, che hanno milioni di abitanti. Ero là col coro dell’ONU per le celebrazioni del 70esimo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale e della nascita delle Nazioni Unite. Il bilancio dell’esperienza è positivo, mai nella mia vita avrei pensato di avere la fortuna di visitare i posti in un modo così privilegiato. Ho visitato posti stupendi come la città natale e la casa di Confucio, cantato in teatri importanti come la Concert Hall di Pechino o in stadi gremiti (a Linzhou), girato un video in costume (con telecamere su carrelli o su addirittura su droni!) sulla Grande Muraglia, conosciuto persone parecchio famose in terra cinese, dormito in alberghi molto belli accolto dai sindaci delle città, incontrato Ban Ki Moon in cima ad una montagna sotto la pioggia, partecipato a inaugurazioni di mostre d’arte o foto, assistito ad uno spettacolo dei “China disabled people’s performing art troupe” tutto per noi, passato del tempo coi bimbi di una scuola e gli ospiti di un centro anziani. Il momento più emozionante però è stato quando siamo entrati in una chiesa cattolica gremita di fedeli in una zona povera di Guyiang, quelle facce e quel calore saranno difficili da dimenticare. Insomma, un’esperienza di vita che sono felice di aver vissuto.
Detto questo, ci sarebbero alcune considerazioni da fare sulla Cina e i cinesi: Continua a leggere